Beni archeologici nel Gargano

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Archeologia , monumenti e reperti archeologici nel Gargano - Architettura e Musei nel Gargano  con residenze, locali e itinerari storici

Se amate trascorrere il tempo libero andando alla ricerca di paesaggi incontaminati e reperti archeologici, sappiate che il Gargano, grazie alla sua particolare posizione geografica, offre tante possibilità. Ricche di reperti (preistoria, età del bronzo, età Daunia, romana e paelocristiana, medioevale) sono le seguenti località: Lesina, Sannicandro Garganico, Torre Mileto, Cagnano Varano, Ischitella, Rodi Garganico, Vico del Gargano, Peschici, San Marco in Lamis, Rignano Garganico, Apricena, Isole Tremiti, Vieste, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Manfredonia, San Giovanni Rotondo. Il cammino dell' uomo nel Gargano inizia da lontano, quando l’Homo Erectus inizia a lavorare la pietra per costruire utensili per la caccia e la preparazione del cibo ( Ischitella) per arrivare all'uomo di Neanderthal la cui presenza ritroviamo nella Grotta Paglicci a Rignano Garganico. Più tardi con la presenza dell' Homo Sapiens Sapiens la grotta diventa luogo di arte e di culto ed è proprio Grotta Paglicci ( Rignano Garganico) che ospita testimonianze culturali e artistiche di notevole interesse: pitture paleolitiche, graffiti su pietra, sepolture di grande interesse e pitture e graffiti sulle pareti, il Riparo Sfinalicchio ( Vieste) per i graffiti parietali e Grotta Scaloria ( Manfredonia ) che testimonea il cerimoniale del culto dell' acqua e le sepolture collettive. L'importanza del territorio garganico per l'uomo primitivo era dettata dalla presenza di grandi miniere di selce ( materiale adatto alla costruzione di strumenti indispensabili per ogni attività ) tra Vieste e Peschici con la miniera neolitica della Defensola, e di Valle Sbernia a Peschici. Nella tarda età del bronzo risalgono gli Ipogei di Terra di Corte ( San Ferdinando di Puglia ) e del Parco degli Ipogei a Trinitapoli) e gli ipogei di Manaccora.
La civiltà daunia fiorita nella Puglia settentrionale dal IX al IV secolo a. C si pone tra le più caratteristiche culture preromane d’Italia . I Dauni etnicamente affini ai Peucezi e ai Messapi e noti dalle fonti letterarie a partire dal VII secolo hanno origine dall’avvio di popolazioni illiri che nella Puglia è avvenuto nel XI- X secolo a. C . La regione da essi abitata e da considerarsi grosso modo coincidente con l’odierna Capitanata : con il nome di Daunia si intende infatti la zona compresa fra Ofanto e Fortore e le prime alture subappenniniche , pur se per un lungo periodo fecero parte della Daunia centri del Melfese e della zona Canosina. Questi i più importanti centri noti dai rinvenimenti archeologici e dalle fonti letterarie : Tiati, Ergitium ,Uria , Monte Saraceno , Cupola, Arpi , Luceria , Aecae , Vibinum , Erdonia , Ausculum , Canusium , disposti in genere o lungo i corsi d’acqua o sul mare , ad eccezione di Cupola Beccarini e Salapia , che si affacciava sulla laguna a sud del golfo di Manfredonia . I Dauni ebbero propri rituali funerari e tipiche produzioni artistiche quali le stele e la ceramica a decorazione geometrica . La loro civiltà può essere definita per lo più contadina e conservatrice con l’eccezione delle zone costiere e meridionali vocazionalmente portate al commercio . Dall’esame dei corredi funerari e degli abitati è possibile affermare che nei primi secoli il potere era detenuto da ristretti gruppi dominanti , riconoscibili nelle tombe principesche di Lavello e Canosa , mentre nel VI secolo tale ceto emergente dovette estendersi diminuendo il distacco dal resto della comunità . Nel V secolo si nota una pressochè generale crisi della società daunia ,confermata anche dall’esaurirsi della produzione delle stele e dall’affievolirsi del repertorio decorativo geometrico : al contrario nel IV e nel III secolo , sotto la spinta culturale proveniente dal mondo ellenico , soprattutto da Taranto, alcuni centri ,vere e proprie città , si affermarono in modo notevole .All’influsso di stampo greco seguì il coinvolgimento nella sfera politica di Roma :l’organizzazione dei territori creata dalla nuova potenza insieme alla deduzione di importanti colonie latine a partire dalla fine del IV secolo a. c ( Lucera , Venosa ) portò al definitivo tramonto della cultura indigena daunia e più genericamente Apula.
Uno dei centri abitati più antichi è Monte Saraceno ( Mattinata ) tipico abitato di altura e la laguna di Manfredonia dove alcune sculture facevano da segnacolo alle tombe. Le stele dei Dauni sono monumenti antropomorfi in pietra calcarea di produzione garganica. Lavorate in lastre rettangolari, presentano tutte le superfici visibili decorate ad eccezione del bordo inferiore. Questa caratteristica conferma l'ipotesi che venissero piantate dai Dauni verticalmente nel terreno. Esse rappresentano schematicamente una figura umana, forse il defunto, con un abito decorato sui bordi con disegni geometrici e addobbato con particolare ricercatezza. Il corpo, completato sempre da una testa e dalle braccia ripiegate sul petto, mostra oggetti di tipo ornamentale o legati al ruolo del guerriero. Essi, usati secondo uno schema ben definito e ripetitivo, frutto di una specifica scelta, consentono di suddividere le stele in due categorie: stele con ornamenti e stele con armi. Sulle prime, il collo, idoneo a sostenere una testa di forma allungata ricavata dalla stessa lastra che costituisce il busto, risulta decorato con collane mentre, al di sopra delle braccia, sul lato sinistro, sono visibili fibule. Esse variano tipologicamente sui vari esemplari in relazione ai differenti periodi di lavorazione delle stele; infatti, il processo di schematizzazione che gradualmente influenza le tecniche di esecuzione e decorazione delle stele, è riscontrabile anche per le fibule. Completa le stele con ornamenti una cintura piuttosto larga, con decorazioni geometriche, della quale pendono nastri di forma rettangolare. Nelle stele con armi, caratterizzate strutturalmente da spalle diritte, il collo viene lavorato con un foro centrale destinato ad alloggiare il perno che sorregge la testa tondeggiante, lavorata separatamente e poi innesta sul busto. Le braccia, ripiegate sul petto, terminano con mani in mezzo alle quali è inciso uno degli elementi che costituiscono la panoplia del guerriero: il pettorale di forma rettangolare con i lati lunghi semilunati. Al disotto delle braccia pende, in posizione trasversale, una spada con impugnatura e crociera riposta in un fodero. La parte posteriore della stele con armi viene occupata da uno scudo di forma circolare variamente decorato. Per entrambe le categorie di stele completano gli spazzi liberi, raffigurazioni di individui, animali e scene in cui spetta il compito di raccontare, attraverso un linguaggio per immagini, abitudini di vita, credenze religiose e rituali funerari daunio. Il ritrovamento delle stele è avvenuto su quasi tutto il territorio daunio, ma gli esemplari più completi e ricercati nelle decorazioni provengono dalla località di Cupola-Beccarini e Salapia e sono ascrivibili al VIII-VI sec. a.C..
Il loro recupero, iniziato casualmente a partire dagli anni Sessanta durante lavori agricoli, trova in Silvio Ferri un attento studioso. E' a lui che si deve un'esegesi ricca di spunti, che ancora oggi rappresentano oggetto di studio per ricercatori e archeologi impegnati a interpretare correttamente i reperti Dauni mai ritrovati nei contesti originari. Questa condizione porta a supporre un riutilizzo della lastra, per scopi diversi da quello iniziale, già a partire dalla romanizzazione della Daunia, iniziata alla fine del IV secolo a.C..
I culti dei Dauni sono protagonisti nel Parco Archeologico dei Dauni ( Ascoli Satriano) , l' Ipogeo della Medusa di Arpi a Foggia. Alla società dei Dauni si ricollega un' intensa attività artigianale legata ad usi domestici, funerari o esclusivamente decorativi. La ceramica più peculiare fra quelle prodotte localmente era a decorazione geometrica, la cui fabbricazione perdura dall'IX agli inizi del III sec. a.C. Sono tre i centri di produzione sino ad oggi riconosciuti: Canosa, Ordona e Ascoli Satriano, ma non è da escludere che anche in altri siti si fabbricassero vasi geometrici come, nel nord della regione, a Tiati. In ognuno di questi luoghi i manufatti presentavano caratteristiche particolari sul piano sia formale, sia decorativo, così come nella simbologia pittorica e plastica.
Particolarmente importante fu il centro di Canosa, la cui locale attività ceramista è confermata dal ritrovamento di fornaci relative alle attività produttive del VII secolo. La ceramica canosina, inoltre, si diffuse in una vasta area, raggiungendo, oltre il promontorio garganico centri del Piceno e dell'altra costa adriatica, mentre la produzione di Ordona e di Ascoli Satriano limitarono la loro diffusione ad ambiti squisitamente locali.
Forme peculiari della ceramica geometrica della Daunia sono lo sphageion (olla con ampio labbro ad imbuto), l'askos (vaso otriforme) e il kyathos (attingitoio con alta ansa). Molto rigido il repertorio geometrico adottato nel quale prevale l'uso del motivo lineare: solo in rarissimi casi si riscontra l'inserimento di soggetti figurativi dipinti (scene di colloquio o d'offerta) o plastici (figure femminili); proprio della fabbrica d'Ordona è l'inserimento del c.d. simbolo solare, soggetto di composizione variabile, che schematizza il simbolo della barca solare di derivazione nord europea. Dal IV sec. a.C. i motivi geometrici vennero ad alternarsi con elementi vegetali (fogli di lauro con bacche, fiori di loto, ecc.) con una graduale modifica delle forme adottate ed innovazioni prodotte dall'ellenizzazione (kalathos, kantharos, crateri, ecc.).
E' conosciuta, invece, solo marginalmente la produzione di fittili con decorazione geometrica; si tratta in più casi di cavalli (Monte Saraceno, Ordona) o di tintinnabula (sonagli per bambini "Salapia"), anche in elaborazioni complesse,come nel caso di un carrettino trainabile portato alla luce ad Ordona.
Ai prodotti ceramici di importazione dall'area magno greca, che si diffondono a partire dal IV sec. a.C.(ceramica a figure rosse, suddipinta detta di Gnathia vernice nera ecc.) si affiancano progressivamente produzioni locali, nate per rispondere alla domanda della nuova committenza ellenizzata, specie nei centri di maggiore rilevanza come Arpi e Canosa. In questi luoghi furono attive anche botteghe di produzione di vasi decorati con il colore 'a crudo', che trovarono espressione a Canosa in forme di grandi monumentalità (olle, askos), arrichite dalla decorazione plastica.
Un' altra attività artigianale era quella legata agli elementi di decorazione architettonica di edifici privati e pubblici, in particolare alle antefisse fittili collocate all'estremità della tegola verso l'esterno.
Le antefisse maggiormente diffuse in Daunia erano del tipo circolare con Gorgoneion o plasmate a forma di conchiglia (ninbo), nella quale era iscritta una testa femminile. Numerose le officine, riconosciute in base ai tipi ed alle varianti, attive a Tiati, Ascoli Satriano, Lucera ed Arpi, ove il ritrovamento di matrici conferma la produzione locale.
Musei e raccolte pubbliche raccontano in terra di Capitanata e nel Gargano la storia dei Dauni:
Manfredonia, Museo Nazionale - Foggia, Museo Civico - Lucera, Museo Civico Fioretti - San Severo, Museo Civico - S. Paolo di Civitate, Museo Civico - Vieste, Museo Civico - Troia, Museo Civico - Trinitapoli, Museo Civico - San Ferdinando, Museo Civico - Mattinata, Museo Civico e Collezione Farmacia Sansone - Ascoli Satriano, Museo Civico - Bovino, Museo Civico - Lesina, Museo Etnografico - Cariantino, Raccolta Comunale
La civiltà daunia nella metà del IV secolo inizia ad aprirsi al gusto ellenizzante e a confluire poi nella civiltà romana. Tracce della Daunia romana le troviamo a Sipontum a sud di Manfredonia con il Parco archeologico di Siponto, sul porto di Mattinata
la villa in località Agnulli , mentre a Santa Maria di Merino (Vieste ) sono visibili i resti di una villa rurale frequentata dal I secolo a.C. e così pure nell' Isolotto di San Clemente a Lesina. Ricca di testimonianze di età romana   è  Ascol Satriano, Bovino, e San Paolo in Civitate con il Torrione (monumento funerario) . Del Tardoantico sono i reperti della Basilica paleocristiana di Siponto, l'area di Faragola ad Ascoli Satriano e la Necropoli ' La Salata ' di Vieste  caratterizzata da ipogei in grotte naturali e loculi scavati nella roccia. Nel Medioevo  il momento più elevato della spiritualità cristiana è il Santuario di San Michele Arcangelo, all'interno di esso , nel Museo della basilica è possibile riconoscere l'antica via alla grotta risalente al periodo successivo all'apparizione dell'Arcangelo.     




* Le necropoli sono complessi cimiteriali ubicati lontano dai centri abitati in ipogei (grotte), databili al III-IV secolo del periodo paleocristiano. Gli ipogei, alcuni dei quali preceduti da un ingresso (dromos) incavato nella roccia, si articolano in uno o più ambienti, entro cui si allineano tombe parietali (loculi), terragne (formas) e sepolcri ad arcosolia o, come in un caso, a baldacchino.

 

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