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PESCHICI - FESTE
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RICORRENZE |
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Con le feste di S. Elia profeta, della Madonna
di Loreto, di San Matteo e con le processioni
della Settimana Santa, Peschici celebra i suoi
riti religiosi più antichi e coinvolgenti.
Con il rientro degli emigranti dall’estero,
convenuti apposta per l’occasione, si ripetono
di anno in anno dei riti che con semplice, ma
efficace teatralità, esprimono i destini di
questa terra garganica e la sua speranza di
prosperità, nel solco di una tradizione
secolare. Elementi culturali ed etnografici, non
sempre avvertibili, concorrono a trasformare
queste giornate in eventi religiosi dominati
dalla coralità: Peschici, perduta nel mare
dell’esistenza senza risposta, acquista
soprattutto nel culto antico del santo profeta
Elia che libera i suoi poveri, pochissimi
abitanti, dalle cavallette, dalla siccità, dalle
malattie e dalle incertezze della vita, la
speranza di salvezza o quanto meno la speranza
consolatrice di un futuro migliore. I modelli
della società di massa e consumistici non hanno
ancora scalfito questa realtà, consolidata da
secoli: un modo di fare e di essere collegato,
nella sua dimensione più profonda, alla
misteriosa ricerca di sé, della propria
identità, del minimo di garanzia vitale.
Peschici, Madonna di Loreto
La religiosità popolare, secondo il nostro
concittadino monsignor Domenico D’Ambrosio, è un
mondo misterioso ed affascinante, al quale
occorre avvicinarsi con atteggiamento cauto ed
interlocutorio, in punta di piedi; vi si accede
più facilmente formulando domande, anziché dando
risposte. Va compresa nelle sue intenzioni, nel
suo linguaggio, nella sua genesi e nelle sue
mutazioni storiche. Molti sono i suoi valori, e
occorre saper cogliere le sue dimensioni
interiori. è innegabile la ricchezza interna,
tematica, espressiva e d’ispirazione di questa
forma di religiosità. Ma l’atteggiamento nei
suoi confronti non può essere basato su approcci
rudi, interpretazioni semplificate, accettazioni
acritiche, spiantamenti violenti e immotivati.
La religione in cui siamo stati educati alla
fede merita da noi il massimo rispetto, per
quello che ci ha dato e per quello che ancora
può darci, ma soprattutto perché costituisce la
saggezza del nostro popolo: è la sua matrice
culturale. Offre l’opportunità e l’occasione,
talvolta unica, di trasmettere il messaggio del
Vangelo, di approfondire la conoscenza della
fede, di promuovere la vita religiosa a quelli
che, abitualmente, non partecipano mai, o quasi
mai, alla vita della Chiesa. Sono “i lontani”.
Chiesa e religiosità popolare a Peschici, a c.
di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci,
Centro Studi Martella editore, Vieste 1999.
è proprio seguendo queste indicazioni che i
ricercatori del Centro Studi “G. Martella” hanno
elaborato la monografia Chiesa e religiosità
popolare a Peschici. Non presumiamo, con questo
libro, di aver dato un quadro esaustivo della
storia sociale e religiosa. Per un'impresa del
genere occorrono approfondimenti metodologici e
di scavo archivistico, da cui siamo ancora ben
lontani. Abbiamo effettuato, per il momento, dei
sondaggi su aspetti poco indagati della vita
sociale e devozionale, aspetti che rientrano
nella storia di vicende collettive anonime, che
sfuggono all'analisi politica o economica. Per
l’indagine, abbiamo utilizzato una serie di
archivi periferici, ritrovandovi dei documenti
che, nel loro insieme, ci hanno consentito di
cogliere la continuità di certi comportamenti
religiosi collettivi: i libri parrocchiali. A
queste fonti si sono aggiunti gli atti sinodali,
e soprattutto i resoconti ed i diari delle
visite pastorali del cardinale V. M. Orsini, una
documentazione estremamente preziosa per la sua
unicità.
Ogni tentativo di capire la religiosità della
popolazione peschiciana richiede una premessa:
la sua area territoriale vive in una situazione
di isolamento dal resto dell’Italia, una
perifericità confermata ancora oggi da un
assetto viario precario. Il Gargano nord non era
assolutamente toccato da una rete stradale
adeguata. Le sue sedi vescovili erano poco
ambite. Muoversi in visita pastorale era
un'impresa, un rischio, un pericolo vero e
proprio. La mancanza di una rete viaria fra
diocesi e parrocchie costringeva i vescovi a
percorrere itinerari tortuosi; a salire e a
scendere impervi e scomodi sentieri sul dorso di
un mulo o di un asino, per raggiungere le zone
più interne. Questi fattori ne accentuarono
l’isolamento.
Come era Peschici nel XVII e nel XVIII secolo?
Le sue strade rotabili non si spingevano
all’interno del promontorio; chi era costretto
al viaggio incominciava l'avventura attraverso
sentieri esposti a tutte le incertezze del
terreno e del clima, la via di comunicazione più
comoda era sicuramente quella marittima. Il
paese, essendo costiero, era agevolato dal
porticciolo, facile via d'accesso; infatti, il
cardinale Orsini, in occasione della sua visita
pastorale del 1675, raggiungerà Peschici in
barca. Ma, fino a qualche anno prima, il mare
aveva rappresentato più un pericolo che un
vantaggio, per le frequenti incursioni dei
predoni turchi. Il panorama era sicuramente
suggestivo: pensiamo al Recinto Baronale, nucleo
del centro storico abbarbicato sulla Rupe e
fortificato dalla Rocca Imperiale, attuale Torre
del Ponte. I boschi circostanti erano rigogliosi
di pini d’Aleppo, fonte di reddito per i
pegolotti che ne sapevano estrarre la pece. Il
clima, a parte quello delle paludose zone
pianeggianti, abbastanza salubre. Ma, come
vedremo per la fine del Cinquecento e tutto il
Seicento, regnavano ancora malattie, fame,
insicurezza sociale per le continue scorrerie
dei Turchi, ed una certa violenza ambientale.
Nel Settecento si assiste ad una forte ripresa
demografica, il trend positivo si stabilizzerà
alla fine del secolo, ma l'organizzazione
assistenziale risulta ancora insufficiente
rispetto alle esigenze della popolazione. C'è un
monte frumentario, che nel 1725 il vescovo Marco
Antonio De Marco porta a 132 tomoli di
dotazione, e che dopo un anno aumenta a 142
tomoli, ma manca il monte di pietà che potrebbe
essere certamente di aiuto ai poveri. Una
confraternita è attiva presso la Chiesa matrice
di Sant'Elia profeta: quella del Corpus Christi,
poi Santissimo Sacramento.
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