Vacanze a Vieste - il territorio - la costa
Vacanze a Vieste -
Itinerari Turistici - Turismo a Vieste
Centro
Antico - Per una visita completa, si segnala un itinerario,
attraverso il bianco dedalo_delle sue antiche stragjng^Partendo da piazza
Vittorio Emanuele II (detta piazza del Fosso) e salendo la scalinata di via
Barbacane, impostata su un massiccio segmento delle mura urbiche, si entra per
la medievale "Porta d'alètè" nell'area monumentale, dominata dalla mole sobria e
severa della Basilica Concattedrale. Ubicato nei suoi pressi, in via Celestino
V, in un ottocentesco frantoio è allogato il Museo Civico di Vieste.
L'interno a galleria è caratterizzato da una possente tessitura muraria a conci
di tufo locale e pietrame, volte a botte e a crociera, archi a tutto sesto
poggiarti su robusti pilastri. Finestroni ad arco ribassato, a pieno sesto e
monofore illuminano gli interni. Una grotta chiude la lunga teoria degli archi
che scandisce vari ambienti. In essi sono esposti materiali archeologici
preistorici, protostorici, classici e tardoantichi. In particolare, si osservano
le epigrafi della necropoli del Carmine e numerose àncore, soprattutto litiche,
rinvenute nelle acque di varie cale del litorale viestano, testimonianti
traffici marittimi sin dalla preistoria.
Continuando per l'ampia scalinata su cui si affaccia il Vescovado e
fiancheggiando la Chiesa di S. Giovanni Battista, si giunge a piazza Castello,
dove si ammirano le imponenti prospettive della cinta muraria e i baluardi del
Castello. Da qui, attraverso linde stradine, si scende alla "Chianghè Amérè".
Proseguendo, si arriva nella pittoresca piazzetta Petrone, da cui si ammira lo
spettacolare scenario della costa viestana fino a Testa del Gargano, folta di
verdi pinete. Ripassando, poi, per la "Chianghè Amérè", si giunge a via Judeca,
un tempo il ghetto di artigiani e commercianti ebrei. Il celebre trattato di
medicina De Cyrurgia di Guglielmo da Saliceto, ricopiato in ebraico da Isaac Ben
Salomon del Barri (forse di origine provenzale) a Vieste intorno al 1456 e
pervenuto fino a noi, è una testimonianza dell'attività di questa comunità.
Passata via Judeca, ci attende la piazzetta della Ripa, naturale veranda sulle
tormentate falesie della penìsoletta di S. Francesco, sulle quali corrono le
schiere candide delle casette fino all'omonimo convento fortificato da possenti
baluardi. Per ammirarlo, così proteso nel mare, si scende per via Vesta, piazza
del Seggio, via Mafrolla e via S. Francesco. Di ritorno da S. Francesco, si può
visitare la Chiesa di S. Pietro di Alcantara. Di qui, percorrendo la panoramica
via Pola, da cui si scorge l'ottocentesco Soborgo, si rientra nella luminosa
piazza del Fosso, dopo aver fatto visita al Museo Malacologico, in cui è esposta
una vasta collezione di conchiglie esotiche e del Mediterraneo.
Grotte marine. Gli scenari più suggestivi di
tali fenomeni carsici e di erosione marina sono localizzati nel tratto costiero
(20 Km ca.) tra la Torre Gattarella e il Vallone di Vignanotica, che segna il
confine tra il comune di Vieste e quello di Mattinata. Questo itinerario può
essere fatto sia in canoa che con le motobarche, i cui biglietti si acquistano
presso le varie agenzie in paese o sul porto (partenze 08:30 e 14:30). La prima
soluzione senz'altro più avventurosa, è consigliata agli esperti canoisti che
intendono gustare le bellezze del paesaggio in completa sintonia con gli
elementi della natura. La partenza delle motobarche, invece, avviene dal porto o
dal molo antistante il faro. Le prime immagini sono quelle dello skyline del
centro antico che sovrasta le imponenti falesie di Ripe Castello.
All'inizio della spiaggia del Castello o de "La Scialara", si può osservare il
bianco monolito del "Pizzomunno". Passato il "Pizzomunno", si prosegue diritto
fino a Torre Gattarella, da dove iniziano le grotte, dopo aver superato
l'isolotto di Portonuovo e lo scoglio della Sfinge. Quelle visitabili in barca
sono sedici, incastonate in una costa interessata da eterogenei fenomeni
geomorfologici e a cui fanno da contorno selvagge pinete d'Aleppo e una superba
macchia mediterranea. Gli scorci più incantevoli sono "l'Architello" e la Torre
di S. Felice, Testa del Gargano, Porto Greco e la Torre dell'Aglio, le grotte
dei Contrabbandieri, Campana Piccola, Calda o Viola, Sfondata, Due Occhi,
Pomodori, Marmi, Sirene, Due Stanze, Sogni, Merlata o Tarlata, Tavolozza,
Campana Grande, Serpente, Rotonda, Smeralda. Ogni piccola cala, ogni pino, ogni
cespo di rosmarino o di cisto rendono il tragitto ricco di colori e di profumi.
Foresta Umbra. Questo itinerario riguarda
una tra le più belle ed estese foreste demaniali italiane. L'antico suo nome fa
riferimento all'ombra che la caratterizza durante il periodo di maggiore
rigoglio vegetativo. Per arrivarci, occorre percorrere la litoranea SP 52 o
l'interna SS 89 per Peschici sino a raggiungere Mandrione, ove prima del K. 96,
c'è il bivio per la SP 53 bis Foresta Umbra. L'Amministrazione per le Foreste
Demaniali del Gargano ha approntato una serie di strutture per rendere più
agevole la visita del complesso forestale. Infatti sono state attrezzate aree di
sosta e per pic-nic, un Centro Visitatori dove sono esposti un plastico del
Promontorio nella scala 1:25 000, vari pannelli esplicativi sugli aspetti
geologici, paleontologici e floro-faunistici garganici, una mappa con i sentieri
inter-forestali guidati, e all'aperto, una minuziosa ricostruzione di una
capanna con gli attrezza dei tagliaboschi e una carbonaia a grandezza naturale.
All'interno della foresta numerosi sono i percorsi trekking da fare anche in
mountain bike o a cavallo.
Tale complesso si estende per 7071,90 ha (più altri 2419,98 nel resto del
Promontorio), da 163 a 832 m s.l.m.
Predomina la cerreta ai livelli altitudinali minori. Qui il cerro (Quercus
cerris) si consorzia con la roverella (Quercus pubescens), il leccio (Quercus
//ex), l'orniello (Fraxinus ornus), l'acero campestre (Acer campestre) e il
carpino nero (Ostrya carpinifolia). Più in alto si estendono folte faggete, allo
stato puro o misto con altre latifoglie, quali il carpino bianco (Carpinus
betulus), l'acero opalo (Acer opalus), l'acero montano (Acer pseudoplatanus), il
pioppo tremolo (Populus tremula), su di un fittissimo sottobosco di agrifoglio (Ilex
aquifolium). Nelle valli più fresche allignano il farnetto (Quercus farnetto),
l'olmo montano (Ulmus montana), l'olmo campestre (Ulmus campestris), e il tiglio
(Tilia cordata). Sul versante sud orientale, nella faggeta vegetante sui calcari
a scogliera del Cretacico inferiore, si osservano annosi tassi (Taxus baccata),
la cui popolazione è la più importante d'Italia. Varie conifere, tutte non
garganiche, caratterizzano i rimboschimenti delle aree antropiche e delle aree
di preparazione dei suoli che verranno colonizzati dalla vegetazione indigena
spontanea. Ad una flora ricca non può che corrispondere una fauna ricca. Tra
alcune rarità si segnalano il capriolo (Capreolus capreolus italicus), il gatto
selvatico (Felis silvestris), il picchio dalmatino (Dendrocopos leucotos) e il
gufo reale (Bubo bubo).
