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Un passo indietro
è necessario per vedere il Gargano con l' occhio della storia. Studi recenti e
sempre più perfezionati attestano che l'uomo abitò il Gargano già in epoca
remota, infatti, le prime manifestazioni di vita risalgono a 40.000 anni fa (età
paleolitica).
Le testimonianze della presenza dell'uomo e dell'evoluzione nel corso dei
millenni e dei secoli si è come stratificata e resa visibile ai nostri occhi
grazie a testimonianze affascinanti e misteriose che ancora oggi si presentano
ai nostri occhi. Visitare il Gargano con una particolare attenzione alle
testimoninze lasciate dall'uomo nei secoli è come camminare in una sorta di
macchina del tempo che permette di soffermarsi davanti: ai graffiti di Grotta
Paglicci, alla suggestione della necropoli di Merinum nei pressi di Vieste
(risalente ai primi secoli del Cristianesimo), alla spiritualità ancora oggi
emanata dai Santuari della "Via Sacra Longobardorum" (S.Maria di Stignano,
S.Matteo, la tomba di Padre Pio, la Grotta e il santuari di San Michele dove,
con la fantasia e la suggestione, che il luogo emana è ancora possibile
ascoltare le preghiere degli antichi cavalieri e dei crociati in partenza la
Terra Santa), al senso di compattezza del quartiere "Junno" di Monte Sant'Angelo,
alla spettacolare e austera S.Maria Maggiore di Siponto, alle torri costiere di
avvistamento difesa e a tantissimi altri segni della storia.
Il promontorio rappresenta certamente l'area "appula" dove risultano più
numerosi i siti e i reperti preistorici. Molti sono gli insediamenti preistorici
in grotte, caverne, anfratti.
In effetti il Tavoliere non era altro che una immensa steppa, per la maggior
parte lacustre e scarsamente abitata. Di contro, il Gargano, costituiva una
riserva di caccia unica e insostituibile. L'uomo del Gargano, con il passare dei
secoli imparò però ad allevare gli animali e si trasformò da cacciatore in
pastore.
Il sito di Coppa Nevigata, vicino Manfredonia, costituisce un documento
importante per capire l'evoluzione dell' uomo garganico da cacciatore a pastore.
Stesso discorso vale per la già mensionata "grotta Paglicci", nei pressi di
Rignano Garganico.
Nuclei e siti preistorici, inoltre sono documentati sui laghi di Lesina, Varano,
e Sant'Egidio (vicino San Giovanni Rotondo) e comunque su tutto il Gargano. Da
Carpino a Vieste, da Rodi Garganico a Mattinata, da Peschici a Sannicandro. La
più importante testimonianza, però, la troviamo documentata da un complesso di
grotte, caverne e meandri, nei pressi di Manfredonia, a "grotta Scaloria".
La "quotidianetà" dell'uomo della pietra ha nel culto dei morti, delle acque e
della pioggia il suo culmine. Lo stesso senso religioso dell'esistenza si
trasforma e si semplifica per divenire tutto un mondo fatto di simboli,
costumanze e riti che riempiono misteriosamente la sua vita. All' uomo
preistorico il Gargano non doveva apparire molto diverso da come noi oggi lo
conosciamo: una lunga, misteriosa e affascinante muraglia ricoperta di boschi e
affondata nel mare. Nel passaggio dell'età della pietra e quella del ferro
(primo millennio avanti Cristo) avvengono sul promontorio importanti mutamenti e
i "siti" vengono frequentati e umanizzati da popoli provenienti "dall'altro
mare". Dall' Illiria precisamente.
E saranno i Dauni, questi nuovi abitatori, a improntare una nuova e splendida
civiltà che in seguito avrà anche caratteristiche elleniche.
E il Gargano, nel gran silenzio della natura, avvolto da forze primitive e
vitali, diventerà un importante centro di vita spirituale. Sul monte Dodoneo,
ora Monte Sacro, sorgerà un tempio dedicato a Zeus. Anche altre divinità, altri
culti e miti salirono alla "Montagna Sacra".
L'arrivo dei Romani sulla montagna (IV - III secolo avanti Cristo) coincise con
l'interruzione dei rapporti con centri greci della pianura.
Nuove divinità presero posto, altre rimasero. Zeus divenne Giove ed Hestia, la
dea del focolare, divenne Vesta. In maniera prepotente si impone il culto di
Giano, dal volto bifronte, simbolo dell'inizio e della fine di ogni cosa, del
passato e del futuro. In particolare pare che la chiesina della "Rotonda" sita a
San Giovanni Rotondo non fosse altro che il tempio (trasformatosi poi, in epoca
Cristiana, in chiesa dedicata a San Giovanni Battista) dedicato a Giano. In
effetti il suo abside conserva ancora la forma rotonda tipica dei templi di età
romana; Dalla forma circolare di questo abside la cittadina di San Giovanni ha
ricevuto l'appellativo di Rotondo.